Penso sia molto più difficile essere una brava mamma che un buon ministro
Una
Gelmini incinta. E visto che di fare il buon ministro non le riesce…
[…]
personalmente (ho 41 anni)
[…]
Premetto ke
[…]
1. Università di Brescia, facoltà di Giurisprudenza, appello del 12 luglio 1999. “Era venuta da me spiegandomi che, fuori corso di tre anni, voleva concludere in fretta gli studi, accennando di sfuggita a qualche suo impegno politico a Desenzano”, racconta Antonio D’Andrea, ordinario di Diritto costituzionale: che dell’impacciatissima laureanda fu relatore. “Concordammo dunque una tesi non impegnativa: sull’iniziativa referendaria delle Regioni, tema allora d’attualità perché alcune amministrazioni di centrodestra, Lombardia in testa, si apprestavano a usare tale strumento per contrastare il governo Prodi”. Si incontrano cinque o sei volte, l’ultima lui le chiede di rafforzare un po’ l’apparato teorico e di completare il compitino almeno con un piccolo apparato di note e una bibliografia accettabile: ma capisce subito “che non è il caso di insistere. Certo non ci si innamora di uno studente come lei, media, diligente, non particolarmente motivata; ma in fondo il suo lavoro era passabile, c’era il minimo indispensabile. Il punto di caduta, inaspettato, fu la discussione della tesi”. D’Andrea le rivoge una domanda di ordine generale: lei “rimane sconcertata, imbarazzata, è in difficoltà, mostra di non avere padronanza dell’argomento. In situazioni del genere non si infierisce: le chiedo qualcosa sull’argomento della tesi e in meno di dieci minuti, con un po’ di disappunto, la licenziamo con 100/110” (espresso.repubblica.it, 16 settembre 2009)
2. Gelmini contro le lauree facili (Blitzquotiziano.it/Marco Ferrara)
Il G8 non solo non ci ha portato nulla, ma ha ritardato di oltre due mesi la ricostruzione, fatta con gli occhi rivolti agli interessi delle imprese. Cosa che ha portato a saltare la fase intermedia, passando dalle tende alle case contro il nostro volere e ha segnato la comunità.
Basta, ho deciso, da oggi questo blog rinuncerà al web e i post appariranno incisi sulla pietra. MI sto già attrezzando, porca di quella troia.
Un
Karat45 sempre avanti agli altri mille miglia (discepolo a sua volta di qualcuno che “a 35 anni non è più tempo di stare dietro a internet”)
Sull’insegna fuori dalla porta c’è scritto “Ufficio inesistate”. Il posto è pieno di gente incazzata, almeno questa è la mia impressione: quando vedo uno infilato con la testa oltre il bancone che urla “Ma porc’u’belin, non ce l’ho con lei, ma non è possibile che non si trovi!”, un altro che dice “Me lo poteva dire prima che ce l’avevo da un’altra parte!” e un altro che confessa a un muro “Cazzo, non è possibile, son venti minuti che siamo qui a menarcelo” potrei pensare che abbiano problemi con il loro organo riproduttivo; considerato che il posto non è il reparto andrologico di un ospedale, propendo per l’ipotesi incazzatura (termine in effetti adeguato).
Nell’ufficio, oltre alle persone incazzate, c’è un distributore di numeri. Ne prendo uno e guardo quello indicato sul display per sapere vagamente quanto devo aspettare.
Guardo meglio.
Guardo ancora meglio.
Il display non c’è.
Riconosco di avere qualche problema di vista, ma non così grave; comunque chiedo a un altro con il biglietto numerato in mano dove sia il display. Non lo vede nemmeno lui e conviene che non c’è.