Da parte mia non ho alcuna contrarietà al fatto che tutte le mie telefonate siano rese pubbliche. Vista la grande enfasi e, nello stesso tempo, l’inconsistenza dei fatti a me attribuiti dal settimanale Panorama, non vorrei che l’artificiale creazione di questo caso politico alimentasse il tentativo o la tentazione di dare vita, nel tempo più breve possibile ad una legge sulle intercettazioni telefoniche che possa sottrarre alla magistratura uno strumento che in molti casi si è dimostrato indispensabile per portare in luce azioni o accadimenti utili allo svolgimento delle funzioni che le sono proprie.
Romano Prodi, che non è nuovo a queste posizioni di rigore e trasparenza, checché se ne dica. Il che ovviamente è incompatibile con l’Italia di oggi.